Interior designer o architetto di interni: chi scegliere a Roma?
- Linda Arduini

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 7 min

Quando arriva il momento di affidare la casa a un professionista, ti scontri quasi subito con una confusione di nomi: interior designer, architetto di interni, arredatore, home stager, decoratore, progettista d'interni. Sui siti, su Instagram, nei consigli di parenti e amici, queste figure vengono usate come se fossero la stessa cosa. Non lo sono.
E la differenza non è solo formale: cambia profondamente cosa può fare il professionista, cosa non può fare, di cosa si assume la responsabilità e quale risultato puoi aspettarti. Scegliere la figura sbagliata significa, nella migliore delle ipotesi, pagare per un servizio incompleto. Nella peggiore, trovarsi a metà progetto senza qualcuno che possa firmare le pratiche edilizie o assumersi la direzione lavori.
In questo articolo ti spiego le differenze reali tra interior designer e architetto di interni, e ti aiuto a capire quale dei due è davvero la figura giusta per il tuo caso, soprattutto nel contesto specifico di Roma — una città dove la stratificazione architettonica rende ogni progetto particolarmente complesso.
Le due figure: cosa fanno davvero
Partiamo dai dati di fatto, lasciando da parte il marketing.
Interior designer
L'interior designer è una figura che si occupa principalmente di progettazione degli interni dal punto di vista estetico e funzionale: distribuzione degli spazi a livello di arredo, scelta dei materiali di rivestimento, palette cromatiche, illuminazione, mobili, complementi, atmosfera generale dell'ambiente.
In Italia il titolo di "interior designer" non è un titolo protetto: non esiste un albo nazionale degli interior designer, e chiunque può presentarsi come tale, anche senza un percorso formativo specifico. Esistono però scuole di interior design serie (l'IED, la NABA, lo IUAD, Quasar a Roma e altre) che formano professionisti competenti con lauree o diplomi triennali specifici. Esiste anche l'AIPI (Associazione Italiana Progettisti di Interni), l'associazione di categoria che riunisce gli interior designer professionisti e ne certifica il livello.
Un interior designer qualificato può occuparsi benissimo di progetti di restyling, scelta arredi, riprogettazione estetica degli ambienti, consulenze d'immagine. Ciò che però non può fare è firmare pratiche edilizie, assumere la responsabilità di interventi che modificano la distribuzione strutturale degli spazi (anche senza toccare i muri portanti, come negli interventi che richiedono una CILA), o presentarsi al Comune di Roma per pratiche tecniche.
Architetto di interni

L'architetto di interni è prima di tutto un architetto: ha una laurea quinquennale in Architettura, ha superato l'esame di Stato, è iscritto all'Ordine degli Architetti della provincia in cui esercita. Per Roma, è iscritto all'Ordine degli Architetti di Roma e Provincia.
Questa formazione gli dà tutte le competenze dell'interior designer — progettazione estetica, materiali, illuminazione, arredo — ma in più una serie di capacità tecniche e legali fondamentali: sa leggere e disegnare planimetrie tecniche, conosce normative edilizie, urbanistiche, antincendio, di accessibilità; può firmare e asseverare pratiche edilizie (CILA, SCIA, Permesso di Costruire); può svolgere il ruolo di direttore dei lavori; risponde civilmente e penalmente di quello che firma.
L'architetto di interni è quindi un architetto che ha scelto di specializzarsi sugli ambienti interni, ma che mantiene tutte le competenze tecniche e legali della propria categoria professionale.
La differenza che cambia tutto: la responsabilità tecnica
A livello estetico, un buon interior designer e un buon architetto di interni possono produrre risultati di qualità simile. Tutti e due sanno disegnare uno spazio bello, scegliere materiali raffinati, comporre atmosfere coerenti. La differenza non sta lì.
La differenza vera sta nella responsabilità tecnica.
A Roma, qualunque intervento che modifichi anche minimamente la distribuzione interna di un appartamento — spostamento di un tramezzo, creazione di un bagno aggiuntivo, frazionamento, rifacimento degli impianti — richiede una pratica edilizia (tipicamente una CILA, talvolta una SCIA). Quella pratica deve essere asseverata e firmata da un tecnico abilitato: architetto, ingegnere o geometra. Un interior designer non può firmarla.
Significa che se affidi un progetto a un interior designer e a metà strada vi accorgete che serve spostare un tramezzo o rifare gli impianti — cosa che succede molto più spesso di quanto si pensi — sarà necessario coinvolgere un secondo professionista, un tecnico abilitato, che si assuma la responsabilità della parte tecnica. Significa due interlocutori, due parcelle, e il rischio che il progetto estetico e quello tecnico non dialoghino perfettamente tra loro.
Lo stesso vale per la direzione lavori. Quando il cantiere parte, qualcuno deve seguirlo da un punto di vista tecnico: verificare la corretta esecuzione delle opere, controllare il rispetto del progetto e delle normative, gestire la sicurezza nei limiti del proprio ruolo. Un interior designer può "coordinare" gli arredi, ma non può assumere il ruolo formale di direttore dei lavori: serve un architetto, un ingegnere o un geometra.
Quando va benissimo un interior designer
Per chiarezza, va detto subito: ci sono molti casi in cui un interior designer è la scelta perfetta, e affidarsi a un architetto sarebbe sovradimensionato.
L'interior designer è la figura giusta quando:
Il tuo intervento è solo di restyling: non tocchi muri, non sposti impianti, non cambi la distribuzione
Vuoi una consulenza sugli arredi per una casa già strutturata bene
Devi rinnovare l'aspetto di alcuni ambienti con nuovi materiali, colori, complementi
Stai preparando una casa per vendita o affitto con un home staging
Hai bisogno di un occhio estetico che ti aiuti a comporre uno stile coerente in casa
In tutti questi casi, scegliere un buon interior designer (qualificato, con un percorso formativo serio e idealmente certificato AIPI) ti garantisce un risultato di qualità a un costo spesso più contenuto rispetto a quello di un architetto.
Quando ti serve un architetto di interni
L'architetto di interni invece è la figura corretta — e spesso indispensabile — quando il progetto coinvolge aspetti tecnici importanti. Ovvero quando:
Stai facendo una ristrutturazione vera, anche piccola, con spostamenti di pareti non portanti
Devi rifare gli impianti (elettrico, idraulico, climatizzazione, riscaldamento)
Vuoi frazionare un appartamento in due unità, o unire due unità in una
Stai ristrutturando un immobile vincolato o in un palazzo storico (frequentissimo nel centro di Roma)
Hai bisogno di presentare una CILA, SCIA o Permesso di Costruire al Comune di Roma
Vuoi un unico interlocutore che ti segua dal progetto fino alla consegna finale, incluse pratiche edilizie e direzione lavori
L'intervento coinvolge aspetti energetici o sfrutta bonus fiscali che richiedono asseverazioni tecniche
In tutti questi scenari, scegliere un architetto di interni significa avere un unico professionista che copre l'intera filiera: progetto estetico, progetto tecnico, pratiche, cantiere, consegna.
Il valore di un unico interlocutore

Uno degli aspetti più sottovalutati nella scelta tra interior designer e architetto di interni è la gestione complessiva del progetto. Quando un intervento è solo estetico, va benissimo avere un solo professionista che faccia il proprio lavoro. Ma quando l'intervento include aspetti tecnici, avere due professionisti diversi (un interior designer per la parte estetica e un tecnico abilitato per le pratiche) introduce inevitabilmente delle frizioni.
Le scelte estetiche e quelle tecniche non sono separate: si influenzano continuamente. Spostare un tramezzo cambia l'arredo possibile. Rifare un impianto influisce su dove puoi mettere prese, punti luce, sanitari. Cambiare una porta interna ha conseguenze su come si muoveranno gli ospiti nello spazio.
Quando estetica e tecnica sono gestite dalla stessa persona — un architetto di interni — queste decisioni vengono prese in modo integrato. Quando invece sono divise tra due figure, c'è sempre il rischio che una scelta presa da uno crei vincoli all'altro, o che ci siano disallineamenti tra il progetto estetico e quello esecutivo. A Roma, dove gli appartamenti sono spesso complessi, con vincoli paesaggistici, archeologici o di tutela storica, questa integrazione è ancora più preziosa.
Come scegliere a Roma: una guida pratica
A Roma ci sono moltissimi interior designer e moltissimi architetti di interni. Ecco i criteri pratici per scegliere bene.
Verifica il titolo. Un architetto è iscritto all'Ordine degli Architetti di Roma e Provincia. Puoi controllare l'iscrizione gratuitamente sul sito ufficiale dell'Ordine (architettiroma.it). Per un interior designer, verifica se è iscritto all'AIPI o se ha conseguito una formazione presso una scuola riconosciuta.
Guarda il portfolio. Sia per interior designer che per architetti di interni, lo stile è un fattore decisivo. Cerca un professionista il cui linguaggio progettuale ti piaccia davvero — non solo "ammirabile in astratto", ma il tipo di casa in cui ti vedi vivere.
Chiedi quali servizi sono inclusi. Un buon professionista, di entrambe le categorie, ti spiega con chiarezza cosa farà e cosa non farà. Se sei interessato a un intervento complesso, accertati che il professionista possa coprirlo per intero o ti dica fin dall'inizio quali parti dovranno essere affidate ad altri.
Valuta la sintonia personale. Lavorerai con questa persona per mesi. Conta che sia un buon ascoltatore, che ti faccia sentire a tuo agio, che parli la tua lingua.
Diffida dei prezzi troppo bassi. Un progetto serio costa, perché è un lavoro lungo e responsabile. Un professionista che si propone a prezzi molto inferiori alla media è quasi sempre un segnale di scarsa esperienza o di un servizio incompleto.
La scelta dipende dal progetto, non dalla parola
Tra interior designer e architetto di interni non c'è una scelta "migliore" in assoluto. C'è quella giusta per il tuo progetto specifico.
Riassumendo: tra interior designer e architetto di interni non c'è una scelta "migliore" in assoluto. C'è quella giusta per il tuo progetto specifico. Per un restyling estetico, un bravo interior designer è perfetto. Per una ristrutturazione che tocca impianti, pareti, distribuzione o richiede pratiche al Comune di Roma, ti serve un architetto.
Come architetto e interior designer a Roma, mi occupo di entrambi i fronti: progetto estetico completo (al pari di qualunque interior designer) e progetto tecnico con tutte le competenze di un architetto regolarmente iscritto all'Ordine. Significa che il mio cliente ha un solo interlocutore dall'inizio alla fine: nessun passaggio di consegna, nessuna disconnessione tra estetica e tecnica, nessuna sorpresa.
Se hai una casa a Roma e non sei sicuro quale figura ti serva davvero, scrivimi. Faccio un sopralluogo, valuto il tuo caso e ti dico con onestà di che professionista hai bisogno — anche se in alcuni casi significa indirizzarti verso un interior designer puro per un intervento solo estetico, o verso un ingegnere per situazioni strutturali specifiche.
Mi trovi in studio in Via Tevere 20 a Roma, oppure scrivimi a linda.arduini@live.it.
LETTURE CONSIGLIATE:
Architetto di interni a Roma: come trovare quello giusto per te (tema collegato: criteri pratici per scegliere il professionista giusto)
CILA, SCIA o DOCFA: quale pratica edilizia ti serve davvero (tema collegato: pratiche edilizie e responsabilità tecnica citate nell'articolo)

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